Cliccando qui, invece, troverete l'intero film in inglese disponibile su Youtube. Vi suggerisco almeno l'inizio, uno dei più begli inizi della storia del cinema.
| 01:18 | commenti
domenica, 08 novembre 2009
Ho visto Up,
ed era la prima volta nella mia vita che vedevo un film in 3D. Quindi non voglio essere troppo assertiva e perentoria nel mio giudizio sul film.
Il 3D è la cosa che mi è piaciuta di più di tutto il film che di per sé non mi è piaciuto tantissimissimo. Però il 3D mi ha fatto rotolare la mandibola per terra dallo stupore. Certamente la tecnica è ancora in suscettibile di grandi miglioramenti, ma gente… spettacolare.
La cosa più bella è che i campi lunghi sembravano il pavimento di giocattoli su cui giocano i bambini.
E non solo: sembrava perfino di guardare con gli occhi di un bambino il proprio pavimento di giochi.
Lo schermo era insomma la proiezione della fantasia dei bambini quando giocano, quando nei loro occhi non esiste nient’altro che il mondo della loro immaginazione.
E io ho pensato che deve essere terribilmente struggente per un bambino di oggi vedere la propria immaginazione fuori da sé e proiettata su uno schermo cinematografico: deve essere struggente perché nessuna realtà e nessun giocattolo sarà più vivo di quello che si è visto sullo schermo.
Cmq, tornando a noi, bisogna dire che la Pixar ha fatto un utilizzo abbastanza maturo del 3D. Invece di scegliere la spettacolarità e far volare oggetti virtuali tra le poltrone degli spettatori, la casa di animazione statunitense ha preferito utilizzare il campo tridimensionale in modo più mirato.
In quanto mondo dell’immaginazione, per esempio, Up raramente usciva dallo schermo; chiamava piuttosto noi ad entrarci: lavorando più sulla profondità di campo che sull’abbattimento della quarta parete, ci invitava ad abbandonare il nostro essere concretamente seduti in poltrona per entrare nel mondo fantastico, dove possono succedere cose assurde come volare via con i palloncini, incontrare uno struzzo in technicolor e così via.
C’è infatti una certa coerenza tra il pavimento di giocattoli messo in scena e la follia galoppante e quasi onirica della storia raccontata.
E in questa coerenza devo dire che ravviso un lieve asservimento dell’oggetto al mezzo (il 3D, appunto). Ed è per questo che alla fine Up non mi è piaciuto tantissimissimo.
Va beh.
Comunque ho anche avuto l’impressione che qui ormai non si torna più indietro.
Il 3D mi ha dato la sensazione di essere una di quelle innovazioni che ti entrano sottopelle e di cui non puoi più fare a meno.
E quindi ho idea che il 3D sarà un’altra grande cesura nella storia del cinema, come è stato l’audio, il colore, il cinemascope etc.
Chiaramente bisognerà aspettare Avatar per fare delle previsioni serie, ma secondo me il fatto che James Cameron ci si è buttato vuol dire che il risultato è garantito.
| 14:40 | commenti
Credo che Inglorious Bastards sia uno di quei film destinati a diventare un caposaldo fondamentale del percorso del cinema.
C’è dentro, infatti, un discorso teorico sul cinema, sul senso del vedere, sul rapporto tra realtà e visione e infine sul senso del nostro essere dentro alla realtà che è profondissimo.
Innanzitutto il film è: Tarantino che si scontra con la realtà. Tarantino, regista che da sempre ha come priorità assoluta il cinema e solo il cinema, qui sceglie di scontrarsi con la realtà, perché decide di fare il remake di un film storico in cui si racconta di un fatto veramente avvenuto.
E ovviamente se Tarantino si scontra con la realtà, a vincere non può che essere Tarantino.
Il senso iniziale del film è il tripudio della visione, perché si racconta di come la visione perturba e domina la realtà. Ovvero è il principio, non troppo originale, che una nuova visione crea un nuovo fatto. Tarantino usa una nuova visione e quindi è costretto perfino a cambiare la Storia.
La visione nuova attraverso cui Tarantino guarda la realtà è presente in modo potente fin dall’inizio, ovvero dalla scena nella campagna francese, in cui il nazista va dal contadino a indagare se sta nascondendo degli ebrei. Una scena che più classica non si può, una scena da John Ford. Assolutamente classica, e oltretutto Tarantino la fa con una pulizia di stile pressoché sublime. Uno stupendo omaggio al classico, è quella scena.
Però, nonostante questa classicità esagerata, in realtà c’è anche la sensazione di un qualcosa di mai visto. Quella scena è una roba che te la mangi con gli occhi, una sensibilità profondamente moderna, e che assomiglia tantissimo alla scena in cui Uma Thurman comincia a muovere le dita dei piedi in macchina, in Kill Bill Vol. 1. Qualcosa di totalmente incontaminato e albeggiante e, appunto, assolutamente nuovo.
Con queste premesse, dunque, il film di guerra non può che finire con la morte dei nazisti incendiati in un cinema.
Ma da qui il discorso smette anche di essere autoreferenzialmente teorico, per diventare vita e assumere un valore anche rispetto al momento storico che stiamo vivendo. Il valore consiste nel fatto che il messaggio è fortemente positivo perché fondamentalmente quello che Tarantino dice è che cambiare la realtà è possibile, se cambiamo lo sguardo.
C'è una nuova moda: rimontare le immagini dei film usando come colonna sonora una canzone e ridurre tutto il film nello spazio dei 3-4 minuti della canzone medesima.
Il risultato è quasi sempre deludente, ma l'idea è buona.
Qui di seguito vari esempi sul film Elizabethtown. Tutti bruttarelli, va beh. Ma è per capirsi.
(ma io mi chiedo: quant'è fico Orlando Bloom?? Ma non gli hanno dato l'Oscar per questo film? La sua carriera vale tutta solo per questo. Non che non abbia fatto altro... Ma se anche fosse basterebbe questo)
Viviamo tempi che non ci concedono nemmeno un secondo per far decantare le cose. Omicidio di Perugia.
Su Youtube ci sono filmati di Amanda Knox e di Lumumba.
Insomma, la questione è che c'è un omicidio.
Di per sé sarebbe un omicidio ordinario. Con tutto il rispetto per la vittima, è un omicidio come ce ne sono stati tanti.
Ma ora capita che abbiamo immagini private degli assassini e di queste immagini possiamo fruirne quando vogliamo; abbiamo un altro lato di un assassino, lo vediamo nel suo privato, come se fosse un film.
Il confine tra bene e male si assottiglia ancora di più. L'ambiguità ci pervade.
E questo sembra sia percepito dalla gente: lei riceve lettere d'amore in carcere, e per lui si fanno manifestazioni per scarcerarlo.
Sono fra noi. Siamo noi.
E il mondo è sempre più una proiezione della nostra mente.
Quindi, amici miei, l'importante è che la storia che vi raccontate sia divertente. Il resto non conta un cazzo.
Sono andata a vedere la mostra dei quadri di David Lynch. Sarà che la staticità accentua la paralisi della paura, come una vertigine (vertigo) che ti porta in fondo in fondo in fondo. Ma i suoi quadri sono più inquietanti dei suoi film. Gli ultimi quadri, almeno. I primi sono roba vecchia.
| 18:57 | commenti
Quello di Torino, pomposamente ricavato nellaMole, è enorme. Molte memorabilia, ricostruzioni di scenografie, la storia del cinema illustrata a partire dal teatro d’ombre, l’ottica, le scatole ottiche, le lanterne magiche. Un’impostazione fortemente didattica.
Quello di Berlino è nella superstupenda Potsdamer platz, grande gioiello di architettura contemporanea frutto della ricostruzione dopo la caduta del Muro. Non è molto grosso, perché è anche un centro cinematografico con cineteca, biblioteca etc. È dedicato quasi solo al cinema tedesco, ed è avanti anni luce rispetto a quello di Torino.
L’ingresso è uno spettacolo: un canalone con 4 megaschermi in cui vengono proiettati 4 film e tutto intorno solo specchi su specchi, l’immagine replicata all’infinito, l’immagine falsa etc. Ci sono stata dentro 5 minuti ma avrei voluto starcene 15. Poi arrivano le sezioni della storia del cinema tedesco con film in ogni dove che vengono proiettati per intero e di sovente con panche per sedersi a vederli. E infine la sezione degli effetti speciali, ché il cinema è tutto un effetto speciale. Non una gran sezione, di per sé, ma notevole come idea.
Un museo quanto mai centrato sul cinema in quanto tale. Il museo del cinema di Torino è piatto come la pagina di un libro di scuola, didascalico come solo i peggio italiani sanno essere certe volte.
Non stupitevi troppo. È un film che come pochi altri trasmette la libertà di quei tre o quattro anni dal ’70 al ’74 in cui si è creduto che il mondo potesse essere ricostruito. Pochi anni: nel ’74 era già tutto finito. In Italia, poi, non ne parliamo. Chissà come mai noi ce la siamo vissuta così violentemente.. per quanto non sarà da me che sentirete parlare male degli anni di piombo. Ma questo è un capitolo che non apro qui. In ogni caso è un onore essere nata in quegli anni. E Gola profonda restituisce in modo fedele quell’atmosfera folle e giocosa, pura e maliziosa al medesimo tempo.
La regia per esempio è un tutt’uno con la scena, allo stesso medesimo livello di interazione, non è supervisione, è partecipazione assoluta e non solo perché la mdp tende a stare bassa, ma anche per il modo in cui viene usata. È tutto un gioco, un amplesso in cui la macchina si pone come paritetica.
Sono tante le trovate registiche, in Gola profonda, a testimonianza dell’ispirazione.
Inizia con un classicone che mai come in questo film risulta azzeccato: sui titoli di testa, donna – Linda Lovelace, ovviamente – guida, sola in macchina, per le strade di Miami. Già l’inizio è un mondo di film e di richiami.
Ciò che è molto interessante in particolare è la dialettica vero-finto che si presenta fin dal prologo, in cui si spiega che il film che si sta andando a vedere è un documentario. E poi la voce chiude: "Stiamo scherzando, naturalmente", instaurando subito un clima di complicità e pari grado con lo spettatore.
Ma Gola profonda è anche un documentario, perché la mdp va a mostrare tutto il mostrabile, insinuandosi ovunque, con un desiderio di guardare e appunto documentare che mette il punto a ogni altro possibile voyerismo. Si trasforma in un vero e proprio doc in particolare quando si mette a registrare il talento di Linda Lovelace la quale, come in un vero documentario, compare con il suo vero nome (e questa interessante abitudine sarà poi mutuata da tutta la cinematografia porno a venire).
Le scene delle fellatio di Linda riassumono la doppiezza del film: da principio la mdp registra quasi attonita ciò che Linda è in grado di fare, poi subentra la necessità di narrazione e quindi tramite il montaggio di fuochi d’artificio e campane etc etc (altro leit motiv ripreso a più non posso dal cinema non solo porno a venire) si mette in scena l’orgasmo “orale” di Linda.
A fianco dei momenti "veri" c'è poi la fiction, che è veramente molto fiction: anzi, è oltre. Il clima da parodia pervade tutto il film: i dialoghi sono sempre sopra le righe e le situazioni sono esilaranti. Il tutto a costruire un mondo solare (siamo a Miami: mare, luce, estate, vacanza) in cui il sesso è una specie di Eden.
Ciò che distingue Gola profonda è il costante intento di non desiderare e non tendere mai ad altro che a sé stesso, ovvero al gioco.
| 21:15 | commenti
mercoledì, 30 maggio 2007
OH, QUESTA VE LA DEVO DIRE
La signora Nicole Kidman si beve un bicchiere prima di ogni scena. Una specie di Britt Van der Kamp, insomma.
Gossip supersicuro, fidatevi di me che sono la vostra voce da Hollywood.
Le era stato sconsigliato ai tempi di Moulin rouge perché non va bene bere vino e poi cantare.
Comunque la capisco: io mi bevevo un bicchiere prima di ogni recensione (quando scrivevo per pp). Cioè, certe prestazioni abbisognano di un po' di scioltezza, insomma..
(e qui i numerosissimi detrattori del defunto pp potrebbero scatenarsi, ma tanto non passano e quindi..)
Mi aspettavo di più. Voglio dire, lei è la fidanzatina d'America, d'accordo, ma io sono molto più brava ragazza di lei eppure ho fatto cose molto peggiori.
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E ora qualcosa di vecchio e qualcosa di nuovo. Un sondaggio, sempre sulle coppie, ma cinematografiche.
La domanda è:
quale personaggio femminile ha formato con Kyle McLachaln l'accoppiata migliore? Non fatevi prendere dal romanticismo (ergo: non votate tutti Velluto blu solo perché è Velluto blu e perché Lynch è Lynch).
Profondo rosso. Non l’avevo mai visto perché avevo troppo paura d’aver paura, ma in un certo senso ieri non avevo niente da perdere, quindi mi sono lanciata.
Bellissimo film tutto d’immaginazione; la soluzione dell’enigma infatti viene trovata nell’appartamento in cui la prima vittima è stata uccisa, perciò nell’appartamento in cui noi e il nostro maldestro Virgilio David Hemmings eravamo pochi secondi dopo che l’assassinio si era verificato, mentre l’assassino era ancora presente e noi (cioè Hemmings) l’avevamo perfino visto ma non avevamo realizzato l’immagine.
In certo senso si potrebbe tagliare tutto quello che c’è in mezzo e attaccare l’inizio alla fine senza soluzione di continuità.
Il resto sono vaneggiamenti o, volendo esprimerci in altro modo, balle, in cui vive chi non sa vedere.
Argento ce lo dice chiaro e tondo: anche prescindendo dall’aver scelto proprio Hemmings (Blow up, che ve lo dico a fare) come protagonista, il film infatti ha un’impostazione enormemente teatrale ovvero finta (*): le scene effettivamente girate sul palco, le gag fessacchiotte con la Nicolodi che infatti si dimostra un personaggio del tutto inutile ai fini della trama, la fissità allucinata dei personaggi, certe scenografie scarne e stilizzate con gli attori messi lì ben di tre quarti, nonché la scelta di alcuni attori precipuamente (uh) teatrali, Gabriele Lavia in primis (questo in verità è abbastanza tipico di Argento).
Il tutto interrotto da intermittenze inconscie che rigurgitano come inquietudini da cui non ci si riesce a liberare, e ancor di più, da oggetti che compaiono nel buio.
Forse se Profondo rosso ha un difetto è proprio questo essere un pelo troppo a tesi.
* Mi viene in mente la scena di La donna che visse due volte in cui il marito di Kim Novak dice a James Steward dei problemi mentali della moglie chiedendogli di sorvegliarla, e nel parlare sale su un gradino proprio come fosse un attore sul palco. E infatti sappiamo che quelle che il marito della Novak sta dicendo sono tutte delle gran balle.
Improbabili accoppiate: Rosario Dawson e Giovanni Ribisi; Hellen Mirren, Natalie Portman e Gael Garcia Bernal (foto scelta espressamente per la Papessa)..
il divano dei duri; e il duro di Hollywood (si noti la mano di Cruise, accondiscentemente sulla testa di Geffen)
chiacchiere varie tra Guy Ritchie, Gwyneth Paltrow e Gwen Stefani; e la mitica Laverne - Penny Marshall che si rimira compiaciuta ma anche no John Leguizamo
Madonna comincia ad assomigliare a Faye Dunaway; Kate Winslet si abbraccia Maggie Gyllenhaal. Ancora Sean Penn, che subito dopo questa foto ha steso il fotografo con un destro.
gli invitati cominciano a sentirsi a proprio agio
questa la foto più bella di tutte
e infine un bel quartetto: speriamo che la mia povera Nicole impari qualcosa da queste superdonne perché io continuo a non vederla tanto bene (e comunque Meryl Streep è una buffona).
Come ho anticipato nei commenti a un vecchio post, ho un dubbio. Il dubbio è: Marilyn Monroe è morta? Il mito di Marilyn Monroe sta tramontando?
Mi pare che se fino a vent’anni fa MM era ancora il simbolo di qualcosa, oggi non lo sia più per niente. (Questi ultimi vent'anni sono andati più veloci della luce.)
La sua bellezza, per quanto sullo schermo sia ipnotica, non viene più considerata eccezionale. C’è tantissima bellezza in giro, e di gran lunga superiore a quella di MM.
D’altro canto come simbolo di femminilità è poco adatto ai tempi. Audrey Hepburn è più moderna, per esempio.
MM incarna un tipo di femminilità molto lontana dai nostri valori attuali. Che poi di per sé MM sia anche un archetipo che si emancipa dal contingente è una cosa su cui non ci piove ma, ammesso e non concesso che un essere umano di 50 anni fa possa ancora esercitare un’attrazione fisica di massa di per sé, tanto più in questa coltre di gente che sgomita per farsi notare, resta che la femminilità eterea e al di là del peccato di MM, in tempi così poco candidi finisce con il non essere nemmeno colta.
Senza considerare, come si diceva, che MM non ha nessuno se non i suoi fan che ne eterni e ne rafforzi la memoria. I suoi fan ormai non possono che essere cinefili, quindi pochi. E poi c'è la faccenda dei cloni, ma i cloni di MM hanno rotto: nessuna più si potrebbe ripresentare citando MM. A meno di non inventarsi qualcosa di nuovo.
Inventiamoci una rivisitazione nuova di MM.
Oppure lasciamola morire in pace.
Se trovandovi questo post avete pensato Ma che ci azzecca? forse ho colto il punto.
Walk the line è un film bellissimissimo e fin qui ci siamo.
Al di là di tutto, quello che è veramente spettacolare nel film è la luce.
Si racconta di questo matto ipersensibile e con un’inquietudine incolmabile nel cuore, si racconta la sua discesa nella droga, il suo amore testardo e disperato per June Carter, si racconta del suo essere incompreso proprio da coloro ai quali avrebbe voluto più di tutti dimostrare il suo valore, si racconta delle sue canzoni tutte dedicate ai derelitti del mondo, e però tutto questo è avvolto in una fotografia calda, dorata, una luce d’amore.
In fondo è un film sulla luce che ha accompagnato la vita di Johnny Cash anche nei momenti più bui, e che infine, dopo mille tribolazioni, lo ha portato a vivere una storia d’amore praticamente epica.
Purtroppo non sono capace di usare mezzi termini.
| 19:14 | commenti (12)
venerdì, 09 febbraio 2007
VISTO CHE SIAMO PROSSIMI AGLI OSCAR…
Non che la cosa mi sorprenda, ma si fatica a capire come l’anno scorso Katia Ricciarelli abbia vinto il Nastro d’argento per l’interpretazione di La seconda notte di nozze. La sua interpretazione è assolutamente raccapricciante, completamente fuori misura, troppo intensa e partecipata, sussurrata e ispirata. Nonché monocorde. Sembra una travet della recitazione, una specie di automa caricato su quella tonalità. Ma, appunto, non mi sorprende che sia stata acclamata e premiata. La capacità di deludermi che ha questo Paese si è ormai esaurita da un pezzo. (Non è vero. Purtroppo rimango delusa ancora.)
Brokeback mountain è un film davvero pessimo. Non c’è ragione di apprezzare un film solo perché è una banalissima storia d’amore che ha per protagonisti due gay anziché un uomo e una donna. Se avesse avuto come protagonisti un uomo e una donna sarebbe stato un film anonimo. Avendo due gay come protagonisti è diventato un film importante. Ma, con rispetto parlando, al cinema non gliene frega niente dei gay. Come non gliene frega di un uomo e una donna che si amano.
Il punto è che in un film un uomo e una donna che si amano, in quanto coppia classica, assurgono a un livello semantico diverso. Non sono Tizio e Caia che si amano: sono l’Amore.
Se invece ci si serve di due soggetti “anomali” allora è chiaro i due soggetti rimarranno incarnati in sé stessi e non si eleveranno a nessun livello superiore. E quindi la lecita conclusione sarà: ma a me che mi importa dei fatti privati di questi due tizi? Che è appunto quello che ho pensato quando ho visto Brokeback mountain.
Che poi chissà, magari con una buona regia anche una coppia gay potrebbe assurgere a un livello semantico superiore. Solo che non è stato questo il caso.
QUIZ: In quale universo possono incontrarsi Asia Argento e Justine Mattera?
GIOCHINO: LA COLONNA SONORA DEL FILM SULLA VOSTRA VITA (da Maldimare)
E' un giochino molto carino perché suggerisce un sacco di idee inaspettate e un sacco di film diversi. Chiaro che saltano fuori abbinamenti assurdi tipo (mio primo tentativo) Matrimonio: sigla di Chips. Ma al di là di queste aberrazioni, spesso gli abbinamenti sono tanto insoliti quanto a pensarci bene possibili: Mental breakdown: Tom Waits - Tom Traubert's Blues; o, sempre lo stesso, con Soul music - Curtis Mayfield. Veramente divertente! Molto ironico e leggero. Fantastico il funerale con Israel Kamakawiwo'ole - Somewhere over the rainbow What a wond..; una Perdita della verginità con Sunshine of your love - Cream non è del tutto inedita ma ci sta benone; la Scena della morte con Natural high - Bloodstone è assolutamente sublime, strappalacrime proprio.
E in generale se la mia vita fosse davvero come Keep Holdin'On degli Ace Spectrum direi che non potrei proprio lamentarmi.
Insomma, a questo punto non mi stupirei se scoprissi che un regista inventa delle scene a partire dalla musica e non il contrario! (*)
Qui le regole:
REGOLAMENTO:
1. Apri la tua libreria di brani (iTunes, Winamp, Media Player, iPod, etc)
2. Imposta il random
3. Fai partire
4. In risposta a ciascuna domanda scrivi la canzone che ti è capitata.
5. Quando hai una nuova domanda manda avanti
6. Non imbrogliate o cercate di fare i fighi… scrivete quello che vi capita.
Opening Credits:
Risveglio:
Primo giorno di scuola:
Innamoramento:
Perdita della verginità:
Scena di una lotta:
Rottura:
Promo:
Vita:
Mental Breakdown:
Sottofondo mentre si guida:
Flashback:
Ritorno insieme:
Matrimonio:
Nascita di tuo figlio:
Battaglia finale:
Scena della morte:
Funeral Song:
End Credits:
(*) AGGIORNAMENTO: Bella lì. Ho sentito un'intervista a Cameron Crowe che ha detto proprio così: costruisce le scene a partire dalle canzoni.
Nuovomondo non è un film sull’America, né sul sogno che l’America rappresenta per noi, ma è un film sulla percezione. Per essere precisi è un film sulla percezione prerazionale, magica e preverbale che oggi abbiamo perso. È un film che farebbe felice Heidegger, per dare quella nota intellettuale che mi piace tanto. Il pensiero medievale, per esempio, precartesiano. Ma, se seguiamo Heidegger e Nietzsche, anche preplatonico, e Aristotele era già un ganzo. La vecchia dice: le parole di carta non le capisco. E la giovane dice: no, queste son cose vere. E le mostra delle fotografie. Delle fotografie in cui i timbri vengono scambiati per monete, e loro si immaginano che là le monete ti piovono addosso. grosse e pesanti.
Il punto è: che cosa se non il cinema può oggi recuperare quel “pensiero”? Crialese è un mago. Va a operare su un territorio incontaminato e dimenticato. Mescola realtà (?) e visione senza soluzione di continuità. Ciò che conta è quel che si vede. Vedi dei bambini che portano olive giganti a spalla, quando tu non riesci che a cogliere 4 striminzite olive. Che sia vero o falso non è un problema che si pone. La verità del cinema è la credulità. Quello che Crialese fa è sostanzialmente strappare il velo di Maya del cinema. Ci dice: quello che vedete al cinema ha valore per voi solo perché ci avete creduto. Ampliate dunque il vostro raggio di verità. Credete all’illusione del cinema.
Nuovomondo parte da dove Respiro finiva. I due fratelli, gli stessi due, i figli traghettati da Valeria Golino, ora credono nella dimensione superiore del preverbale. Che immenso piacere è stati il ritrovarli. Reinterpretando, tra l’altro, ruoli paralleli a quelli che già ricoprivano in Respiro. Il muto, ovvero l’assertivo, e il sedotto.
E, come in seguito si vede anche dalle coreografie così ordinate di Ellis Island e dagli esercizi di logica e di aritmetica, il film è un percorso verso la verbalizzazione. Percorso che viene rappresentato dalla foto della locandina, la bellissima foto dei corpi immersi a metà nell'acqua e che è un'immagine che nel film non c'è ma che ben rappresenta questo stato anfibio dell'emersione su una terra "moderna", per usare le parole di Luce. E dove l'acqua rappresenta, ovviamente, l'elemento primordiale: quello in cui ci si assoggettava finalmente a Grazia/Valeria Golino.
Miami vice. L’ho visto due settimane fa e non me lo levo dalla testa. Lo intrometto qui e c’è un perché. Anche Miami e la Florida sono uno spazio avulso dall’America, una specie di terra in cui tutto è consentito (e in cui non a caso si è consumato il più recente broglio elettorale americano). Collateral, quel gran film che era Collateral, a fianco di Miami vice diventa fin didascalico. Quel che è certo è che Mann va a girare sempre al confine. Là era il confine tra bene e male e qui, in Florida, è il confine tra la realtà e il sogno. È la terra in cui si agogna qualcosa, è la terra di mezzo in cui non ci si scorda del proprio sogno, e si vive il dolore del disincanto. Miami vice, come Nuovomondo, racconta di un'altra terra. In modi diversi, diversissimi. Ma è per questo, oltre che per il fatto che ormai a questo film ci penso ogni giorno, che Nuovomondo mi ha richiamato alla memoria il film di Mann.
Questo blog è una beffa, lo sapete no? È inutile che ve lo dica. Io sto parlando di me, e del mio disincanto.